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Con erba lunare tingerò la mia veste,
non mi importa se all’alba
bagnato dalla rugiada
il colore svanirà

anonimo (X sec.)

dal Kokin Waka Shũ

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About me

Da sempre il lavoro di TONIA COPERTINO si muove tra scrittura e immagine, tra poesia e pittura, laddove il segno visivo ha in sé la stessa forza della lettera alfabetica, evocando emozioni, desideri, sogni, disincanti, racconti. Il segno si muove veloce sulle tele e carte –tessuto, un segno gestuale intriso di inchiostri che sfumano nelle gamme cromatiche del marrone-ruggine e nero-grigio. Il segno si muove come una scrittura, nascono parole, frasi, forme, la pittura si fonde con le lettere perché, come diceva Magritte (Les mots et les images), in un quadro le parole hanno la stessa sostanza dell’immagine.

Del resto è la poetica della Copertino a svilupparsi da tempo nell’ambito della poesia visiva, del libro-quadro, a esercitarsi trasversalmente sulla scrittura visiva. Il pennello scrive, e si legge: vuoto-colmare-se sei fuori resta fuori-pagine estreme, affollate, nude, silenziose. Il pennello scorre e compaiono delle forme, vasi, contenitori , mancanze, perdite, assenze, silenzi profondi…E’ in gioco il vuoto della vita, la solitudine, la difficoltà di comunicazione con gli altri, ma soprattutto è in gioco il rapporto con se stessi e con la propria precaria identità.Nella Donna mancina, di Peter Handke, la protagonista dice … Pensate quello che volete. Quanto più credete di poter dire di me, tanto più io mi sento libera da voi. Delle volte ho come l’impressione che quel che di nuovo si sa della gente, già non sia più valido. Se in futuro qualcuno mi spiegherà come sono, anche se vuole lusingarmi o incoraggiarmi, respingerò questa sfacciataggine. E ancora…L’essere soli causa la più gelida, la più repellente delle sofferenze: quella dell’inesistenza. Ecco perché ci vuole della gente che ti faccia capire che non sei andata ancora del tutto a male …

L’inesistenza. Ecco il vuoto, scompare il corpo, la comunicazione si appanna nelle sue difficoltà, il silenzio.
Eppure il gesto di Tonia è carico di energia, diventa un urlo informe sul quale si posano le tracce di luce delle scaglie dorate: speranze, desideri, voglia di bellezza in un mondo carico di ruggini …?
J. Donne, P. Botti, poeti, del passato, contemporanei. A loro l’artista affida spesso le sue tele. Sono loro, spesso, i protagonisti dei cicli pittorici.La poesia si accompagna al segno che talvolta si snoda quasi a visualizzarne i contenuti: sangue, inchiostro blu, corpi, calchi, pelle, “orli di seta”di abiti estivi, “sudore di fragole”, fili di luce, onde del mare, fiamme, venti, ombre, labirinti … insomma parole e immagini tra aria, acqua, terra e fuoco, immerse nella luce estiva. Ricordi, nostalgie, emozioni di incontri.

La pittura di Tonia è diario del sé, scrittura di autoanalisi che affonda il pennello negli abissi del proprio inconscio e della più intima memoria del cuore, vibrando in continui smottamenti di segni e di colore. Alcune opere sono piene di forme irregolarmente ovali, rettangolari, circolari, informi, quasi impronte, orme di cammini e percorsi di vita su sentieri tortuosi, tracce spermatozoi che di flussi emozionali, tra realtà e sogno, tra vita e pagine letterarie, amigdale sospese di urla soffocate, stagliate piatte su fondi monocromi di Matisse o da Mirò … Cammino piano, su erba e rugiada, lieve scricchiolo, dei miei passi, esitanti per non ferirti … (P.  Botti)

Oppure forme indefinibili, ma vagamente riferibili a vasi, bicchieri, sempre dai contorni irregolari, informi, organici, oggetti-corpo, anzi quasi frammenti umani, smembrati, flessuosi, immateriali, fantasmatici.
Oggetti-corpi disgregati dall’interno, perché l’artista ha scavato nell’intimo più profondo, evocando ricordi, emozioni, gioie, ferite, desideri e pulsioni. Ricordano, a volte, l’opera di Eva Hesse, del 1968, oggi al Moma, Repetition Nineteen III, installazione –scultura di diciannove elementi bicchieri, da disporre liberamente a pavimento a prescindere da un ordine predefinito.Materiali plastici e sinuosi, dall’apparenza fluida ed organica, contenitori umani perturbanti, ordine e caos, regno dell’indefinito, tracce dell’intimità profonda instauratasi tra l’artista e la materia, indice di quanto l’atto della creazione sia la consumazione di un vero e proprio rito …

Life doesn’t last, art doesn’t life. It doesn’t matter
scrive la Hesse

Ma la pittura di Tonia Copertino lascia un proliferare di sagome informi che appaiono come corpi o pezzi di corpi svuotati e visti dall’interno, il cui contenuto è immateriale, inafferrabile, fluido…sentimenti, desideri, vibrazioni. Solo la poesia o il colore o il segno possono visualizzarlo e renderlo percepibile in un circuito impalpabile di emozioni e sensazioni… in un calice l’essenza profonda assorbo di te … (P. Botti).

Ecco … i poeti sono vasi di Murano … delicati nel prato … scrive Alda Merini e Tonia dice … vorrei stare sull’erba per vedere il cielo … perché lei ha bisogno dei vasi-poeti quelli “delicati” sull’erba di un prato, per poter vedere i sogni e creare le forme del suo e del nostro io.

Addio, parole di vetro
I poeti sono vasi di Murano,
bellissimi da vedere ma delicati sul prato.
Qualcuno ti ha tolto il respiro, qualcuno ti ha toccato il cuore.
(Alda Merini)

Mirella Casamassima